21 Novembre 2007 - 12:34Paul Emical*fantascienza, robotica
La popolare rivista SCIENCE ha pubblicato, nell’ultimo numero, i risultati di una ricerca sul comportamento collettivo degli insetti nella quale (e questo è il lato interessante per i tecnomani doc) sono stati impiegati con successo dei mini-robot. Per comprendere le dinamiche sociali del “simpatico” imenottero, infatti, un gruppo di ricercatori della Free University of Brussels ha progettato dei piccoli robot, studiati per imitare il comportamento degli scarafaggi. Obiettivo del team, capitanato dal professor Jose Halloy, era appunto quello di studiare i comportamenti aggregativi di questi insetti, che tendono a organizzarsi in gruppi spontanei nei quali non esiste un vero e proprio leader.

Inizialmente “snobbati” dalle blatte, i robottini (che come si vede dalla foto non hanno alcuna somiglianza con gli scarafaggi) sono stati successivamente accettati, previa “annaffiatura” con feromoni di blatta. La simulazione, a quanto pare, ha avuto successo, tanto è vero che i robot hanno dimostrato comportamenti del tutto analoghi a quelli degli insetti: nel momento, ad esempio, di scegliere fra due ripari, uno più luminoso e uno più buio, gli scarafaggi hanno scelto il secondo nel 75% dei casi, mentre gli automi hanno optato all’85% per la stessa possibilità.
Per verificare quanto i robot fossero effettivamente stati accettati nella società, il team li ha poi programmati per scegliere il riparo più luminoso. Risultato: il 61% del gruppo “misto” ha scelto il ricovero più luminoso.
La cosa più interessante è che, nel 39% dei casi, i robot hanno scelto il riparo buio, anche se programmati per preferire l’opposto, dimostrando una sorta di primitiva “coscienza autonoma”.
Insomma, siamo piuttosto lontani dal celebre
“Io, robot” di
Asimov (e dalla
discutibile pellicola ricavata dall’opera del maestro della fantascienza), però forse, anche se come effetto collaterale, questa ricerca ci avvicina un pochino di più al giorno in cui i robot conviveranno realmente con gli umani…
26 Giugno 2007 - 09:34Paul Emical*Veicoli, fantascienza
Nel corso dell’edizione 2007 del Salone Internazionale dell’Automobile di Barcellona, la spagnola SunRed ha presentato un interessante prototipo di moto a energia solare, denominata “Moto Solar Urbana“. Questa originale concept bike ha la particolarità di avere l’intera superficie della carrozzeria rivestita di pannelli solari (per un totale di poco superiore ai 3 metri quadrati), che le forniscono abbastanza energia da consentirle di viaggiare a 50 Km/h per un’autonomia di circa 20 chilometri.
Particolarmente interessante è lo sviluppo della carrozzeria stessa (che dai rendering sembrerebbe almeno parzialmente portante), che si apre al centro per consentire la salita del pilota, il quale poi ne viene completamente avvolto. Per ora non si sa se al progetto seguirà mai almeno un prototipo “in carne e ossa”, ma di certo, nonostante gli attuali limiti (primo su tutti l’autonomia), non si può dire che non attiri l’attenzione!
A noi “vecchi” richiama decisamente alla memoria le Light Cycle dell’immortale TRON, a voi no? Certo che, se facesse le curve ad angolo retto, sarebbe un tantino difficile da guidare…
6 Marzo 2007 - 02:18Paul Emical_memorie, informatica, fantascienza
Un team di ricercatori del “Keio University Institute for Advanced Biosciences” ha annunciato di aver sviluppato una nuova tecnologia per la memorizzazione a lungo termine di dati all’interno del DNA dei batteri. Tale tecnologia consentirebbe di archiviare “oltre 100 bit di dati” all’interno di un DNA artificiale derivato da quello di un batterio comune, il Bacillus Subtilis. I ricercatori sostengono di essere riusciti a memorizzare la stringa “e=mc^2 1905!” (cioè la formula dell’energia di Einstein e l’anno della sua formulazione).
Le prospettive aperte da questa nuova tecnologia sono a dir poco entusiasmanti: si parla infatti di conservazione dei dati per migliaia di anni, contro le poche decine garantite dai supporti attuali. Ciò è reso possibile dalla struttura estremamente compatta del DNA dei batteri, che si trasmette in forma quasi inalterata da generazione a generazione. Per contrastare la naturale degenerazione dei dati, dovuta alla progressiva mutazione delle sequenze di DNA, l’informazione viene memorizzata in più copie all’interno del genoma.
Attualmente, la capacità di memorizzazione del DNA è estremamente limitata, ma i ricercatori ritengono che questa tecnica abbia il potenziale per arrivare a realizzare sistemi di archiviazione in grado di memorizzare testi, immagini e, in futuro, addirittua audio e video!
Fonte: TG Daily