Robot infiltrati fra… gli scarafaggi!

Roboroach La popolare rivista SCIENCE ha pubblicato, nell’ultimo numero, i risultati di una ricerca sul comportamento collettivo degli insetti nella quale (e questo è il lato interessante per i tecnomani doc) sono stati impiegati con successo dei mini-robot. Per comprendere le dinamiche sociali del “simpatico” imenottero, infatti, un gruppo di ricercatori della Free University of Brussels ha progettato dei piccoli robot, studiati per imitare il comportamento degli scarafaggi. Obiettivo del team, capitanato dal professor Jose Halloy, era appunto quello di studiare i comportamenti aggregativi di questi insetti, che tendono a organizzarsi in gruppi spontanei nei quali non esiste un vero e proprio leader.

Roachesandrobots
Inizialmente “snobbati” dalle blatte, i robottini (che come si vede dalla foto non hanno alcuna somiglianza con gli scarafaggi) sono stati successivamente accettati, previa “annaffiatura” con feromoni di blatta. La simulazione, a quanto pare, ha avuto successo, tanto è vero che i robot hanno dimostrato comportamenti del tutto analoghi a quelli degli insetti: nel momento, ad esempio, di scegliere fra due ripari, uno più luminoso e uno più buio, gli scarafaggi hanno scelto il secondo nel 75% dei casi, mentre gli automi hanno optato all’85% per la stessa possibilità.
Per verificare quanto i robot fossero effettivamente stati accettati nella società, il team li ha poi programmati per scegliere il riparo più luminoso. Risultato: il 61% del gruppo “misto” ha scelto il ricovero più luminoso.
La cosa più interessante è che, nel 39% dei casi, i robot hanno scelto il riparo buio, anche se programmati per preferire l’opposto, dimostrando una sorta di primitiva “coscienza autonoma”.
Insomma, siamo piuttosto lontani dal celebre “Io, robot” di Asimov (e dalla discutibile pellicola ricavata dall’opera del maestro della fantascienza), però forse, anche se come effetto collaterale, questa ricerca ci avvicina un pochino di più al giorno in cui i robot conviveranno realmente con gli umani…

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Più sicurezza con le password visuali

DrawasecretMolte delle nostre attività quotidiane prevedono ormai l’utilizzo di un qualche sistema basato su codici d’accesso: dal PIN del bancomat a quello del cellulare, alle parole chiave per l’accesso alla posta elettronica, o al nostro computer sul posto di lavoro. E’ quasi inevitabile dimenticarne nel tempo qualcuna, il che induce soprattutto i più smemorati a conservare in forma scritta le password da qualche parte, tipicamente nell’agendina o nei memo del cellulare. Molti inoltre usano sempre la stessa parola chiave, oppure scelgono password facili da ricordare (ma anche da scoprire).
Due ricercatori dell’Università di Newcastle hanno sviluppato un nuovo sistema che consente al tempo stesso di creare parole chiave più complesse e più facili da ricordare.
Il sistema riprende ed estende la già recente tecnologia DAS (“Draw A Secret” - qui un documento che ne illustra i concetti di base), che si basa sul riconoscimento di un’immagine disegnata dall’utente. Il nuovo sistema, denominato BDAS (”Background Draw A Secret“), permette di scegliere un’immagine di sfondo, sulla quale ‘disegnare’ poi la password visuale vera e propria. L’abbinamento fra immagine di sfondo e immagine della password, oltre a far ricordare con più facilità il punto di inizio del disegno, permette di realizzare parole chiave più robuste. Se, per esempio, si sceglie un fiore come sfondo, la password potrebbe essere una farfalla che si posa su un petalo.
La tecnologia è stata inizialmente pensata per dispositivi mobili quali palmari e smartphone, ma potrebbe essere facilmente estesa ad altri ambiti.

Per saperne di più: “Scientists draw on new technology to improve password protection” (in inglese)

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